14/06/2012

Mahmud Sarsak: la lenta agonia di un calciatore ...

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                                        di Pamela Giacomarro

Occhi grandi, pieni di speranza. Gli occhi di un giovane calciatore. Non di quelli blasonati. Lontano anni luce dai riflettori del calcio che conta, quello che ti fa guadagnare miliardi. Un giovane calciatore, costretto a convivere, con cadenza quotidiana con la morte e la devastazione. Gli occhi di chi sa che il suo futuro è un'incognita ma che vuole continuare a sognare. Che vuole solo giocare a pallone, indossando la maglia della "sua" Palestina, sventolando fiero la bandiera con i colori della sua terra, della sua gente. Si chiama Mahmoud Sarsak, ha 25 anni e fino al 2009 era un calciatore della squadra palestinese. La sua passione è stata la sua condanna. Il suo sogno "spezzato" all'improvviso, in un secco pomeriggio di tre anni fa quando dopo aver lasciato la Striscia di Gaza si stava dirigendo in Cisgiordania. Con lui solo un borsone, carico di illusioni e speranze. Da quel giorno, è rinchiuso in una prigione. Arrestato dai soldati israeliani insospettiti da quel borsone. Ma non era un terrorista Mahmud. Nella sua borsa non c'erano le bombe. Nella sua borsa, soltanto la sua maglietta, i suoi pantaloncini e un paio di scarpini. Mahmud sta morendo, lentamente. Mentre il mondo in silenzio sta a guardare. Non parla il calcio che conta. Nessun giocatore scenderà in campo - durante gli Europei - indossando la sua maglia. Perché Mahmud non è uno di loro. Il suo primo campo di calcio è stato l'arido terriccio di un campo profughi a Rafah, nella striscia di Gaza. I suoi scarpini impolverati, rappresentano oggi, l'urlo disperato di un'intera popolazione che chiede solo libertà. Mohamud non sa se riuscirà più ad abbracciare i suoi compagni, con i quali ha diviso gioie, emozioni, dolori, in quei campi polverosi che non fanno milioni di spettatori a partita e dove per andare avanti devi dividere persino la bottiglia d'acqua. Mohamud oggi è soltanto un numero. Continua la sua rivoluzione cominciata prendendo a calci un pallone. Ma il mondo del calcio, che lui amava tanto non lo ricorderà. Noi invece ci chiediamo quanti altri Mohamud ci saranno a Gaza prima che il mondo si decida finalmente a guardare dall'altra parte del muro?

 

Pamela Giacomarro

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