27/02/2012

L'Istituto di Autodisciplina Pubblicitaria emette ingiunzione di desistenza contro la pubblicità che danneggia l'immagine della Sicilia. "Offensiva nei confronti della dignità della persona".

italiacom--620x385.jpg

La maggior parte  della comunicazione commerciale italiana è  soggetta al codice di autodisciplina. Si tratta di una serie di norme che fissano ciò che è lecito e ciò che non lo è nella diffusione di un messaggio pubblicitario. 

L’Istituto dell’Autodisciplina Pubblicitaria  ha il compito di fare osservare le regole dettate dal codice e a intervenire nel caso queste venissero violate adottando i provvedimenti adeguati.

Chiunque può segnalare all’IAP una comunicazione commerciale che si ritiene possa violare una delle norme previste dal codice.

Ho scritto su questo blog diversi post sulla pubblicità di una compagnia telefonica siciliana che, a mio avviso, danneggia in modo inequivocabile l’immagine della Sicilia facendo uso dello stereotipo più odioso: l’omertà dei siciliani. “Finalmente i siciliani parleranno è lo slogan che fa da cornice a una figura losca con tanto di coppola in testa.

Ho scritto del silenzio della politica siciliana e della mancata indignazione del Presidente della Regione Sicilia Raffaele Lombardo che proprio qualche giorno fa ha invece manifestato la propria disapprovazione nei confronti di una fiction sulla mafia italoamericana ambientata negli anni venti.

Ho scritto ai giornali, ma solo il sito del Corriere del Mezzogiorno ha riportato la vicenda.

E ho anche segnalato quella pubblicità che mortifica la Sicilia e i siciliani all’IAP che, in tempi brevissimi, ha esaminato il messaggio pubblicitario e ha deliberato di emettere ingiunzione di desistenza per violazione degli artt. 2 – Comunicazione commerciale ingannevole – e 10 – Convinzioni morali, civili, religiose e dignità della persona – del Codice di Autodisciplina della Comunicazione Commerciale.

Secondo l’organo di controllo «…la comunicazione si manifesta gratuitamente offensiva nei confronti della dignità della persona, in quanto attingendo allo stereotipo dell'omertà mafiosa, che viene attribuita genericamente al popolo siciliano, favorisce la diffusione di un messaggio che implica una discriminazione basata sull'origine territoriale dell'individuo».

Il provvedimento inibitorio (ingiunzione nr. 13/2012 del 8/2/2012) ha acquistato efficacia di decisione e pertanto la pubblicità dichiarata non conforme al Codice non dovrà essere più diffusa.

Il resto potete leggerlo qui.

 

 

17:17 Scritto da: fracascio | Link permanente | Commenti (0) | Segnala | OKNOtizie |  Facebook

25/02/2012

Due pesi e due misure.

boardwalk empire.jpg

Boardwalk Empire - L'impero del crimine (Boardwalk Empire) è una serie televisiva statunitense. Negli USA va in onda sul canale HBO, in Italia la prima stagione l’ha trasmessa SKY. La fiction ha già ottenuto diversi riconoscimenti tra cui due Golden Globe e otto Premi Emmy. Il pilot (l'episodio pilota) è stato diretto da Martin Scorsese.

La serie è ambientata nell’America del proibizionismo. Mafiosi italoamericani, politici corrotti e liquore illegale sullo sfondo dell’Atlantic City degli anni venti.

Nella serie compaiono gangster realmente esistiti come gli italoamericani Al Capone e Lucky Luciano.

Insomma, in Boardwalk Empire i tradizionali stereotipi con cui solitamente vengono identificati i siciliani in genere ci sono tutti. Ancora una volta la finzione cinematografica rappresenta gli italoamericani (di origini siciliane, of course) come gente violenta e controllata dalla mafia.

La fiction non è sfuggita al Governatore della Sicilia Raffaele Lombardo, che qualche giorno fa, nel corso della trasmissione Klaus Condicio, ha tuonato: «Boardwalk Empire associa di nuovo la Sicilia ai mafiosi, arrecandole un danno d'immagine incalcolabile». Rivolgendosi poi direttamente a Martin Scorsese ha aggiunto: «Suggerisco a Scorsese, produttore del serial, di ambientare invece in Sicilia, con tutta la sua storia, una produzione sulle tante cose straordinarie che questo popolo è stato in grado di fare, compresa la lotta vincente contro la mala pianta della mafia».

Come non condividere l’indignazione di Lombardo di fronte all’ennesima rappresentazione negativa della Sicilia?

Però, perché la pubblicità della compagnia telefonica Italiacom che raffigura un mafioso dallo sguardo minaccioso con tanto di coppola in testa e la scritta I siciliani finalmente parleranno non ha procurato al Governatore la stessa indignazione?

 

Perché una compagnia telefonica può fare uso di quegli stereotipi che Lombardo tanto condanna e Martin Scorsese no?

 

Perché due pesi e due misure?

 

Già, perché?

 

13:10 Scritto da: fracascio | Link permanente | Commenti (0) | Segnala | OKNOtizie |  Facebook

24/02/2012

Pronto a candidarmi. Se necessario.

cascio.jpg

«Se dovesse essere necessario per la mia città, sono pronto a candidarmi».

E’ la classica frase fatta che i big della politica amano ripetere nella fase immediatamente precedente alla loro candidatura.  Frase che lascia spazio a una duplice interpretazione: 1) «Meglio di me non c'è nessuno» 2) «Non hanno trovato di meglio a parte me».

E’ ovvio che il futuro candidato preferisce la prima interpretazione: “meglio di me non c’è nessuno”. Un modo elegante per celebrare se stesso e le proprie capacità politiche e nel contempo cercare di mascherare le difficoltà del partito di appartenenza nell’individuare un candidato decente e in grado di giocarsela alle prossime elezioni comunali.

Quella frase infatti mette in risalto tutta la debolezza di un partito. E qui viene fuori la seconda interpretazione: “non hanno trovato di meglio a parte me”. Perché per un partito forte, vincente, in grado di contare su una base altrettanto forte, il problema dovrebbe essere un altro: l’imbarazzo della scelta fra possibili candidati vincenti. Lo stesso imbarazzo di un allenatore che si ritrova tutti gli attaccanti a disposizione.

Il PDL a Palermo invece ha l’infermeria piena. Un guaio che si somma agli altri: gli acquisti sbagliati e le cessioni frettolose. Una volta si sarebbe potuto permettere il lusso di mandare in campo pure uno abituato alla panchina o alla tribuna. Avrebbe vinto lo stesso. Oggi è costretto a mandare in campo una bandiera, un giocatore simbolo al quale affidare le sorti della squadra. Un giocatore attempato forse, ma sempre in grado di richiamare tutta la tifoseria.

Ecco perché è necessaria, per il PDL, la candidatura a sindaco di Palermo di Francesco “Ciccio” Cascio, presidente dell’ARS. Per cercare da solo di vincere una partita impossibile e provare a parare quel rigore a porta vuota che solo il centrosinistra può sbagliare.

 

17:16 Scritto da: fracascio | Link permanente | Commenti (0) | Segnala | OKNOtizie |  Facebook

22/02/2012

NO TAV e Caselli. Guerra tra icone.

caselli 3.jpg

La TAV, più o meno, sappiamo tutti cos’è. I NO TAV sono quelli che si oppongono alla realizzazione della linea ferroviaria ad alta velocità Torino-Lione.

 A sostenere le ragioni dei NO TAV una folta schiera formata da partiti e singoli politici, organizzazioni sindacali, associazioni, movimenti, cittadini espressione della cosiddetta società civile. Senza contare i vari intellettuali, ambientalisti, giornalisti, scrittori, artisti etc.

Tutti contro la TAV a sostegno di chi si oppone.

Un sostegno che serpeggia e attraversa tutta l’Italia per giungere fino ai manifestanti che giornalmente lottano per fare valere le loro ragioni. Che possono essere condivisibili o meno.

Ma non è questo il punto. Il punto è che tutte le azioni poste in essere dai manifestanti vengono automaticamente condivise da quella  schiera di sostenitori. Tutte. Senza se e senza ma. Comprese le azioni di guerriglia che nulla c’entrano con i principi di uno stato democratico e che lasciano sul campo feriti, soprattutto tra le forze dell’ordine.

 

 

caselli 1.jpgQuesta volta il bersaglio dei NO TAV però è un altro. Il bersaglio si chiama Giancarlo Caselli. Caselli, mica Fassino. “Caselli boia” la cosa più carina che i NO TAV hanno detto al procuratore capo di Torino chiedendo la liberazione dei 26 manifestanti arrestati a gennaio.  Un attacco vergognoso contro chi ha fatto solo il proprio dovere. Ma che ha anche procurato l’imbarazzo di quella folta schiera di sostenitori, quelli dei “senza se e senza ma”. Quelli che sulle icone, insomma, ci campano. E a scontrarsi ora sono due icone. I NO TAV contro Caselli.

I tentativi di salvare capra e cavoli sono a tratti patetici. «Proteste legittime contro la persona sbagliata» scrive ad esempio una popolare rivista antimafia,  cercando una scorciatoia ma finendo per esibirsi in uno slancio di nauseante ipocrisia, arrivando addirittura alla presunzione di determinare chi può essere oggetto di contestazione e chi no.

E allora, nella lotta tra icone, per una questione di anzianità, sembra avere la meglio quella con i capelli bianchi.

20:18 Scritto da: fracascio | Link permanente | Commenti (0) | Segnala | OKNOtizie |  Facebook

20/02/2012

Wikipedia e le primarie.

 logo wiki.jpg

Prendo spunto da Wikipedia per ricordare ai candidati del centrosinistra palermitano cosa sono le primarie.

«Le elezioni primarie sono una competizione elettorale attraverso la quale gli elettori o i militanti di un partito politico decidono chi sarà il candidato del partito (o dello schieramento politico del quale il partito medesimo fa parte) per una successiva elezione di una carica pubblica».

Ecco. Wikipedia non dice che "i candidati alle primarie sono soliti delegittimarsi e sputtanarsi tra loro non mancando di mettere in dubbio la lealtà e la correttezza degli altri contendenti”.

Quindi, o sbaglia Wikipedia o sbagliano i candidati del centrosinistra palermitano.

19:10 Scritto da: fracascio | Link permanente | Commenti (0) | Segnala | OKNOtizie |  Facebook

17/02/2012

Quella volta che Rosa Balistreri fu esclusa dal Festival di Sanremo.

paginone.jpg

La motivazione ufficiale che portò all’esclusione di Terra ca nun senti  dal ventitreesimo Festival di Sanremo del 1973 fu che il brano non era inedito. Ma per Rosa Balistreri, la straordinaria e ineguagliabile Rosa Balistreri, i motivi erano ben altri.  Politici. «Sono una rossa, un tipo pericoloso per il sistema, temevano che ne combinassi qualcuna delle mie, che dicessi davanti a 30 milioni di telespettatori qualche frase scottante, cioè vera».

Fu la Fonit Cetra a volere Rosa a Sanremo con un pezzo bellissimo, struggente, intenso. Ma gli organizzatori sapevano chi era Rosa Balistreri. Rosa non la mandava a dire. La sua storia, per chi la conosce, è fatta di impegno politico, soprattutto accanto ai più deboli.  E nelle sue canzoni non risparmiava nessuno. Mafia e parrini, per citarne una, la dice lunga. «Adesso ho deciso di gridare le mie proteste, le mie accuse, il dolore della mia terra, dei poveri che la abitano, di quelli che l'abbandonano, dei compagni operai, dei braccianti, dei disoccupati, delle donne siciliane che vivono come bestie. Era questo il mio scopo quando ho accettato di cantare a Sanremo».

Fu un Festival strano quello del 1973. La Rai, ad esempio, per motivi rimasti ignoti, non trasmise le prime due serate. Oltre all’esclusione di Rosa, si registrò il ritiro della canzone di Adriano Celentano, L'unica chance. Il “molleggiato” mandò agli organizzatori un certificato medico per “gastrite festivaliera”. Ecco come la pensavano su Celentano gli inviati di allora: «Sono anni ormai che ricorre con successo alle solite sparate per mantenere vivo il fascino del suo personaggio. Purtroppo trova sempre qualche stupido che gli da retta, che lo querela, che fa dichiarazioni sui giornali, conferenze-stampa, insomma che fa il gioco di Celentano». Era il 1973: i giudizi su Celentano non erano tanto diversi rispetto a quelli di oggi.

 

Rosa sì, era una rossa. E faceva politica. Il coraggio di questa donna, in un’epoca in cui opporsi al sistema era tutt’altro che facile, dovrebbe essere preso ad esempio dai tanti “artisti impegnati” (cantanti, attori, comici) e dai  tanti indignados dei giorni nostri, bravi a fare i rivoluzionari dal divano di casa. «A Sanremo, i cantanti vanno per vendere più dischi e fare più soldi, io sono venuta qui per fare politica, per protestare cantando. Si può fare politica e protestare in mille modi, io canto. Ma non sono una cantante … sono un'attivista che fa comizi con la chitarra».

Ecco qual era la preoccupazione dei suoi, come li definisce lei stessa, “nemici politici”. Il timore che Rosa, donna e artista libera, potesse dire qualcosa di sconveniente andando contro quel sistema consolidato che lei tanto avversava.  «Hanno visto giusto … non so se sarei stata capace di cantare davanti a quella gente elegantissima, reazionaria, travestita con abiti da carnevale».

Rosa avrebbe cantato e poi avrebbe detto: «Conosco il mondo e le sue ingiustizie … E sono certa che prima o poi anche i poveri, gli indifesi, gli onesti avranno un po' di pace terrena».

 

Al Festival della Canzone Italiana del 1973 trionfò Peppino Di Capri con Un grande amore e niente più.

 

  

Foto e brani dell’intervista a Rosa Balistreri dal sito www.rosabalistreri.it 

14:07 Scritto da: fracascio | Link permanente | Commenti (0) | Segnala | OKNOtizie |  Facebook

15/02/2012

Dimettetevi tutti!

174539217-b0e401fe-be8a-466e-b2ef-10a28b9d774c.jpg

Non è ai 27 parlamentari indagati che rivolgo il mio appello. E’ invece ai restanti 63 deputati dell’Assemblea Regionale Siciliana che mi rivolgo. A quelli che (almeno finora) non hanno avuto guai con la giustizia, a quelli che svolgono il loro mandato ininterrottamente senza le pause imposte dai provvedimenti di custodia cautelare, a quelli che non espletano il loro mandato lontani dalla Sicilia perché (paradosso dei paradossi per un parlamentare siciliano) hanno il divieto di dimora nell’Isola.

E’ vero che non hanno colpa se 27 loro colleghi non masticano di questione morale né è giusto che paghino per responsabilità altrui. E’ pur vero che a tenere in vita quel sistema malato che è ormai l’Assemblea Regionale Siciliana sono proprio loro, “la parte sana”. E’ ora che prendano atto che così non si può andare avanti, che agli occhi del resto della nazione i siciliani passano come un popolo abituato a convivere con l’illegalità. Perché il processo di normalizzazione che riguarda l’anomalia dell’ARS sembra ormai essersi compiuto. Lo dimostra la semplicità con cui il Presidente dell’ARS ha annunciato in aula il reintegro di un deputato a cui sono stati revocati gli arresti domiciliari, come si trattasse del ritorno in classe dopo una lunga malattia.

 Ai 63 deputati dell’ARS non indagati dico: dimettetevi subito, tutti quanti. Staccate la spina a questo sistema ammorbato. Sarebbe il miglior modo per dimostrare al resto d’Italia che in Sicilia la normalità è la legalità e non il contrario. Un motivo di riscatto per tutti i siciliani onesti.

Se non avete intenzione di fare questo sacrificio (grandissimo, lo so) vi chiedo almeno di astenervi dal pronunciare la parola legalità. Perché girandovi dall’altra parte in pieno spirito corporativo tenete in vita un apparato in cui si annida l’illegalità diffusa.

 

 

16:47 Scritto da: fracascio | Link permanente | Commenti (0) | Segnala | OKNOtizie |  Facebook

14/02/2012

La Rai, Sanremo e l'odioso balzello.

tc-rai.jpg

I lustrini luccicanti di Sanremo arrivano proprio nel momento opportuno. Un tempismo perfetto, quasi calcolato ad arte. Perché di solito è proprio questo il periodo in cui (soprattutto i ritardatari, quelli che hanno sborsato 112 euro nell’ultimo giorno utile) ci si chiede per quale motivo bisogna ancora pagare il canone Rai. Una tassa anacronistica, risalente alla preistoria delle comunicazioni. Per farsi un’idea basta leggere l’art.1 del Regio Decreto Legge n.246 del 1938  (convertito poi in legge, il governo era quello di Benito Mussolini) a cui il canone fa riferimento: «Chiunque detenga uno o più apparecchi atti od adattabili alla ricezione delle radioaudizioni è obbligato al pagamento del canone di abbonamento».

Il canone è una tassa che forse aveva un senso  quando esisteva il monopolio statale della televisione. Quando ancora la televisione era fatta da due soli canali e le  trasmissioni si concludevano a sera tarda e sullo schermo rimaneva il monoscopio Rai e, in sottofondo, l’insopportabile fischio sibillino fino all’indomani mattina.  Magari aveva ancora un senso ai tempi della prima rozza Mediaset (quella che mandava in onda la notte di Capodanno in differita e il brindisi arrivava un po’ prima o un po’ dopo) che riusciva a rendere odioso anche il film più amato, interrompendolo ogni sette-otto minuti con la pubblicità. Cosa che la Rai non faceva, e non dovrebbe oggi fare. Perché la Rai potendo contare sul canone non dovrebbe avere pubblicità, come tutte le tv pubbliche europee.

La nozione di servizio pubblico, poi, è ormai più che superata. La Rai poteva definirsi servizio pubblico ai tempi di Non è mai troppo tardi di Alberto Manzi, la trasmissione che aveva il fine di insegnare a leggere e a scrivere agli italiani che avevano superato l'età scolare. Oggi non più. Che servizio pubblico può fornire un’azienda lottizzata, dove le assunzioni avvengono in modo clientelare, dove vige il lecchinaggio istituzionale (Minzolini docet) e pratica diffusa è la genuflessione dei dirigenti al politico potente di turno? Grottesca, ad esempio, è stata la recente reazione di Alberto Maccari, direttore del Tg1, alla telefonata del finto Bossi. «Sappia di poter contare su un amico. Un po’ di riguardo per il Nord? Senz’altro.. ». Perché dobbiamo pagare lo stipendio a uno come Maccari (o a uno come Vespa) che si cala le braghe davanti a un (finto per giunta) Bossi qualunque? Perché dobbiamo pagare per mantenere programmi volgari e diseducativi per i nostri figli come L’Isola dei Famosi? Perché dobbiamo finanziare fiction inguardabili giunte alla quarta serie per accontentare chissà quale dirigente o programmi pomeridiani che fanno venire il voltastomaco?

La Rai dovrebbe essere privatizzata (nessuno si è mai preso la briga di dare seguito alla volontà popolare espressa con il referendum del 1995). L’unica strada percorribile per giungere all’eliminazione di questo inconcepibile tributo. 

 

19:15 Scritto da: fracascio | Link permanente | Commenti (0) | Segnala | OKNOtizie |  Facebook

13/02/2012

La casa dell'illegalità.

covo-dei-lo-piccolo-terrasini.jpg

                                     (foto da Terrasiniblog)

Una casa di riposo abusiva gestita da due donne, madre e figlia, che ospitava 7 anziani, in una villetta sita sulla strada statale nel territorio di Terrasini (Palermo). L’hanno scoperta i poliziotti del Commissariato di Partinico. La notizia la riporta il sito di informazione locale Terrasiniblog.

Niente di eccezionale (di case di riposo abusive ne vengono scoperte a decine) se non fosse che quella villetta è la stessa che per circa tre anni ha ospitato parte della lunga latitanza di Salvatore e Sandro Lo Piccolo, i sanguinari boss mafiosi dello “storico” mandamento di San Lorenzo, arrestati poi nel novembre del 2007.

In quella casa a due piani dove i Lo Piccolo trovarono riparo grazie alla complicità di due insospettabili coniugi, in seguito arrestati anche loro per averne favorito la latitanza, c’era anche una piccola palestra che il rampollo Sandro usava per tenersi in forma.

Da covo dei boss latitanti a casa di riposo abusiva. Non c’è pace per quella villetta, ancora una volta sottoposta a sigilli, le cui mura sembrano destinate a contenere l’illegalità.

 

11:13 Scritto da: fracascio in opinioni | Link permanente | Commenti (1) | Segnala | OKNOtizie |  Facebook

11/02/2012

Le primarie (?) del centrosinistra palermitano.

 primarie,palermo,centrosinistra,borsellino,orlando,ferrandelli,faraone

Basta avere un euro in mano e il 4 marzo a Palermo si potrà votare alle primarie del centrosinistra per il candidato sindaco. Dopo un lunghissimo travaglio fatto di se, ma, a meno che, tranne che, solo se, etc. finalmente le primarie hanno visto la luce. Lo spirito che caratterizza le primarie (che non sono i caucus, anche perché ci sarebbe voluto un altro mese solo per spiegare cosa diavolo sono i caucas) si può riassumere in concetti quali partecipazione, democrazia dal basso, coinvolgimento della società civile, bla bla bla …

Insomma, il candidato sindaco del centrosinistra, quello che dovrebbe andare a vincere le elezioni sul velluto (“una passeggiata di salute”), lo sceglieranno i cittadini tra una rosa di candidati.

Sicuro? E’ proprio così? Davvero si tratta di una scelta libera scevra da ogni condizionamento?

Oppure le primarie sono solo un bluff utile a mascherare scelte già fatte dall’alto?

Vediamo.

Fino a qualche giorno fa la situazione stava precipitando: le primarie erano in procinto di passare in cavalleria, tanto che si paventava addirittura il ritiro di Rita Borsellino, candidata della prima ora del PD (non tutto), di SEL e, last but not least, dell’IDV.

Le cose poi si sono sistemate grazie al deus ex machina sceso  direttamente da Roma, con le fattezze di Bersani, Vendola e Di Pietro.

I tre hanno rispolverato la foto di Vasto, ultimamente un po’ sbiadita, e hanno raggiunto l’accordo sulla sorella del giudice ucciso dalla mafia. Accordo che in realtà nasconde il vero interesse, quello dell’unità delle tre sigle alle prossime elezioni nazionali. Chiamiamolo pure accordo propedeutico. Conseguenza della convergenza sulla Borsellino, l’uscita di scena di Leoluca Orlando che solo dietro ordine di scuderia (per il bene del partito, per il bene della coalizione futura e, dicono i maligni, per un ministero assicurato in caso di vittoria del centrosinistra alle prossime politiche) ha accettato di fare il pesante passo indietro.

Il primo possibile candidato, quindi, è stato sacrificato dalle strategie delle segreterie dei partiti. Altro che società civile, partecipazione, democrazia dal basso, bla bla bla …

 

Altro candidato è  Davide Faraone, il rottamatore, l’uomo del bing bang, il figlioccio del sindaco di Firenze Matteo Renzi, autoproclamato candidato sindaco già dal 2010, bypassando il suo partito, il PD, dal quale però non si è mai allontanato. Ha proposto la sua candidatura infischiandosene dei giochi di segreteria, roba che nella Prima Repubblica un minuto dopo sarebbe stato messo alla porta senza tanti complimenti. Altri tempi.

Decisione coraggiosa la sua, per carità, ma che cozza terribilmente con quella “disciplina di partito” che Faraone aveva invocato per giustificare il suo voto favorevole all’ultima manovra finanziaria del Governo Lombardo. Disciplinato sì, ma a fasi alterne.

Ultimamente ha dichiarato: «La mia intenzione non è quella di candidarmi per poi avere un posto come Ministro o deputato nazionale. Mi candido per la mia città». Excusatio non petita, accusatio manifesta? Lo scopriremo solo guardando la lista del PD nei collegi toscani alle prossime nazionali.

 

A Fabrizio Ferrandelli bisogna dare atto di avere fatto uscire il centrosinistra da una situazione di impasse. Immediatamente dopo l’annuncio della sua partecipazione alle primarie, infatti, il meccanismo che ha infine portato all’appuntamento del 4 marzo si è d’incanto rimesso in moto.

Ferrandelli si definisce espressione della “società civile”. Ora, definirsi “candidato della società civile”, privo quindi di appartenenza partitica, sembra essere caldamente consigliato in una fase storica in cui la diffidenza nei confronti della politica ha raggiunto picchi elevatissimi. La candidatura di Ferrandelli è invece, a mio avviso, squisitamente politica (che male c’è, poi? « La politica è bella »). Ha trovato l’accordo con un candidato alle primarie (Ninni Terminelli), ha fatto convergere su di sé un’area rilevante di un partito come il PD (l’asse Cracolici-Lumia). Se non è politica questa …

Il suo ex partito, l’Italia dei Valori, lo ha quasi ripudiato. In maniera ingrata, forse. Perché se in questi anni la sigla IDV è circolata in città è proprio grazie all’agguerrito consigliere che ha cavalcato più di una battaglia sociale (a volte forse in maniera un po’ troppo avventata). Merito suo, senza dubbio, più che degli ingessati organi provinciali del partito 

 

Il 4 marzo 2012 la parola quindi ai cittadini, chiamati a scegliere il candidato sindaco del centrosinistra.

Scegliere o ratificare una scelta già fatta?

In fin dei conti le primarie sono sempre un’occasione di festa. E’ marzo, magari ci sarà pure una bella giornata di sole, l’ideale per portare la famiglia a spasso. Cosa volete che sia un euro?

 

Tutti gli articoli