31/01/2012
Quanta fretta, Codacons ...
Ho trovato davvero inopportuna la scelta del Codacons di avviare una class action nei confronti della Costa Concordia a seguito del naufragio all’isola del Giglio. O meglio, ritengo inopportuni i tempi e le modalità. Insomma, la portata della tragedia non è ancora chiara, il numero delle vittime è ancora da accertare, parlare di soldi e risarcimenti per i naufraghi (che ne hanno tutto il diritto, per carità) è a mio parere una mancanza di rispetto nei confronti di chi, purtroppo, in quella tragedia ha perso i propri cari. Non si poteva aspettare?
No, evidentemente. Ed è scoppiata una polemica tra l’associazione di consumatori e la società di navigazione che ha proposto la cifra di 14.000 euro come risarcimento per ogni passeggero. Il Codacons (insieme alla Confconsumatori) ha contestato però l’entità della somma e ha deciso di avviare una class action internazionale arrivando a pubblicare sul proprio sito un modulo scaricabile per aderirvi. Strano però che solo qualche giorno prima che arrivasse la proposta di indennizzo da parte della Costa, il presidente del Codacons aveva detto: «Tutti coloro che si trovavano a bordo della nave hanno diritto ad essere risarciti non solo per i danni materiali subiti … ma anche per quelli morali. Riteniamo che l'indennizzo non possa essere inferiore a diecimila euro a passeggero». Diecimila euro, addirittura quattromila in meno rispetto alla cifra proposta dalla Costa Concordia. Cifra che, a quanto pare, adesso non va più bene.
Il Codacons grazie alla polemica sulla cifra dell'indennizzo, e il conseguente avvio della class action, sta facendo incetta di attenzioni mediatiche.
Ecco perché viene da pensare che l’azione collettiva di quelli del Codacons sia solo frutto di una spasmodica ricerca di visibilità.
13:23 Scritto da: fracascio in opinioni | Link permanente | Commenti (0) | Segnala | Tag: costa, codacons, indennizzo | OKNOtizie |
Facebook
30/01/2012
Se le parole di Ingroia cadono nel vuoto.
Le parole pesano come macigni: «Il Parlamento siciliano e' lo specchio fedele di una società e di una classe dirigente profondamente inquinata, soprattutto ai piani alti, dalle collusioni con il sistema mafioso».
A pronunciarle, con tutto il rispetto, non è stato un militante di qualche movimento antimafia, ma un procuratore aggiunto del calibro di Antonio Ingroia, uno che di indagini di mafia se ne intende.
Ha risposto così alla domanda su collusioni tra le organizzazioni mafiose e gli ambienti politici siciliani, a margine di un convegno dell’Italia dei Valori. Un’accusa pesante, pesantissima, soprattutto se messa in relazione al fatto che l’Assemblea Regionale Siciliana è composta per quasi un terzo da deputati indagati. 27 su 90 sono infatti gli “onorevoli” che hanno procedure giudiziarie.
E ancor più pesanti diventano le parole di Ingroia se si aggiungono a quelle pronunciate quasi contemporaneamente dal sostituto procuratore nonché presidente dell’associazione nazionale magistrati di Palermo Nino Di Matteo, nel giorno dell’inaugurazione dell’anno giudiziario: «C’è ancora da fare nella lotta alla mafia, soprattutto per recidere il nodo fra mafia e politica».
Sembra però che l'allarme lanciato da Ingroia sia passato quasi inosservato. Appena qualche trafiletto e qualche “breve” sui giornali a fronte di una dichiarazione di una gravità inaudita. Il procuratore aggiunto palermitano, se qualcuno non l’avesse afferrato, ha detto senza tanti giri di parole che all’Assemblea Regionale Siciliana mafia e politica camminano a braccetto.
In un paese normale un'affermazione del genere, fatta da un magistrato impegnato in prima linea nella lotta contro la mafia e le connivenze della politica, avrebbe causato un terremoto.
Quelle parole invece sono passate quasi sotto silenzio.
Un sinistro segnale di quell’inquietante processo di normalizzazione delle relazioni tra mafia e politica da tempo ormai in atto.
13:30 Scritto da: fracascio in opinioni | Link permanente | Commenti (0) | Segnala | Tag: ingroia, mafia, politica | OKNOtizie |
Facebook
28/01/2012
Le primarie a Palermo e il PD dimezzato.
Medardo di Terralba è il protagonista del romanzo di Italo Calvino Il visconte dimezzato. Una cannonata divide in due il nobiluomo e a Terralba ritorneranno due visconti: quello buono e quello cattivo.
Sembra che la stessa sorte sia toccata al Partito Democratico siciliano, alle prese con la spinosa questione delle primarie in vista delle elezioni del sindaco di Palermo.
La decisione di Fabrizio Ferrandelli, ormai ex capogruppo consiliare dell’Idv, di partecipare alle primarie per il candidato sindaco da contrapporre all’erede di Diego Cammarata, ha infatti confermato questa singolare frattura che già si respirava da tempo: da una parte c’è il PD “cattivo”, per intenderci quello dei fautori del sostegno al governo siciliano di Raffaele Lombardo, dall’altra quello buono rappresentato da tutti gli altri.
Forse però a qualcuno è sfuggito che a sostenere il governo Lombardo, dal settembre 2010, è tutto il PD, sia quello “buono” che quello “cattivo”!
Non risulta, infatti, che l’on. Davide Faraone, ad esempio, si sia stracciato le vesti, abbia gridato allo scandalo, abbia fatto una tenace opposizione al governo appoggiato dal suo partito. Risulta, semmai, il contrario. L’ultima manovra finanziaria, tanto per citare un caso, quella che doveva essere delle “riforme” (che avrebbero dovuto “giustificare” la presenza del PD in maggioranza, invece miseramente fallite), è stata votata favorevolmente dal rottamatore renziano . L’autoproclamato candidato sindaco ha poi affermato, dizionario di politichese alla mano, di aver votato sì alla manovra per “disciplina di partito”.
Non risulta poi che Pier Luigi Bersani, che del PD è il segretario nazionale mica il magazziniere, si sia opposto all’accordo PD-MPA alla Regione Sicilia. Non risulta abbia assunto decisioni drastiche contro l’appoggio a Lombardo, minacciando magari di commissariare il partito nell’Isola. Non risulta. E certo Bersani è il primo sponsor di Rita Borsellino sindaco. O no?
Come dare torto, allora, a Ferrandelli quando dice “se Lumia e Cracolici appoggiano la Borsellino sono buoni, se appoggiano me diventano cattivi”?
A Ferrandelli , invece, non si può non rimproverare la veemente reazione (ha diffidato i dirigenti di SEL) alle trovate sarcastiche che lo hanno visto protagonista. Da i facsimile taroccati alle storielle come la fiaba di “Sfincionello” e “Ferrandello”. Evidentemente non ha fatto in tempo a riflettere sul fatto che quando si scatena la satira su un personaggio politico vuol dire che quel personaggio ha ormai raggiunto posizioni di rilievo. Ai tempi d’oro del Bagaglino, tanto per ricordare, i politici che non erano citati nelle gag ci rimanevano male perché capivano di non contare nulla.
Ma al giovane ex-consigliere dell’Idv bisogna pur dare atto di essere stato l’unico finora ad avere fatto politica, non limitandosi a slogan e proclami ad effetto. Se qualcuno l’avesse dimenticato, la politica, quella vera, è fatta di accordi, convergenze, condivisione di programmi e compromessi. Sì, compromesso, parola tanto disprezzata, che la maggior parte della gente considera come uno dei peggiori mali della politica. Parola che invece racchiude un significato profondo e che ha il ruolo determinante di tutelare la politica stessa. I massimalismi e i radicalismi sono il male della politica, non il sano compromesso. Amos Oz, riprendendo concetti già espressi da Norberto Bobbio, ha scritto: «Nel mio mondo, la parola compromesso è sinonimo di vita. E dove c'è vita ci sono compromessi. Il contrario di compromesso non è integrità e nemmeno determinazione o devozione. Il contrario di compromesso è fanatismo, morte».
E la politica è invece vita. Altrimenti corriamo il rischio di diventare tutti grillini e celebrare la sua definitiva morte.
11:39 Scritto da: fracascio in opinioni | Link permanente | Commenti (0) | Segnala | Tag: primarie, pd, palermo, ferrandelli, faraone, borsellino, lumia, cracolici, lombardo, elezioni, sindaco | OKNOtizie |
Facebook
27/01/2012
Il monologo del matto.
Da Train de vie, forse uno dei migliori film sulla Shoah, il monologo del protagonista Shlomo, lo shnorrer, il matto-saggio del villaggio.
Forse le migliori considerazioni sull’esistenza di Dio.
“Dio creò l’uomo a sua immagine…
È bello: Shloime a immagine di Dio.
Ma chi l’ha scritta questa frase nella Torah?
L’uomo. Non Dio, l’uomo.
L’ha scritta senza modestia, paragonandosi a Dio.
Dio forse ha creato l’uomo, ma l’uomo, l’uomo, il figlio di Dio, ha creato Dio solo per inventare se stesso…
L’uomo ha scritto la Bibbia per paura di essere dimenticato, infischiandosene di Dio…
Noi non amiamo e non preghiamo Dio, ma lo supplichiamo.
Lo supplichiamo perché ci aiuti a tirare avanti: cosa ci importa di Dio per come è?
Ci preoccupiamo solo di noi stessi.
Allora la questione non è solo sapere se Dio esiste, ma se noi esistiamo”.
09:52 Scritto da: fracascio | Link permanente | Commenti (0) | Segnala | OKNOtizie |
Facebook
25/01/2012
Politichese per tutti.
C’era già da un bel po’ , ma l’ho scoperta solo ora. Si tratta di una app per iPhone che si chiama Politichese per tutti. E’ possibile creare tipiche frasi del linguaggio tortuoso che i politici di professione sono soliti usare. A guidarvi nell’applicazione un omino dalle inequivocabili sembianze di Giulio Andreotti.
Frasi come questa: “L’utenza potenziale porta avanti la ricognizione del bisogno emergente in una visione organica e ricondotta a unità ipotizzando e perseguendo nella risposta della normativa esistente l’annullamento di ogni ghettizzazione”.
Il politichese, quello vero, quello delle «convergenze parallele» di Aldo Moro per intenderci, era più in voga durante la Prima Repubblica. Ma anche i politici d’oggi non disdegnano l’uso di un linguaggio infarcito di retorica e di luoghi comuni. Da quello di Berlusconi e Bossi, pieno zeppo di artifici enfatici, a quello di Bersani e Di Pietro grondante di lambiccanti metafore, passando per le elucubrazioni lessicali di Vendola.
Chissà, forse il politichese è servito negli anni come strumento per preservare la politica dal qualunquismo imperante che un giorno l’avrebbe irrimediabilmente compromessa. Fatto sta che la politica oggi non è riservata ai soli addetti ai lavori e l’uso di un linguaggio di difficile comprensione non basta a proteggerla dalla spiazzante superficialità. Questo perché i mezzi di comunicazione hanno ormai annullato ogni distanza tra politica e gente comune.
Una cosa è certa: meglio le «convergenze parallele» di Aldo Moro che i «vaffanculo» a destra e a manca di un Beppe Grillo qualsiasi.
19:33 Scritto da: fracascio in opinioni | Link permanente | Commenti (0) | Segnala | OKNOtizie |
Facebook
24/01/2012
Il lato oscuro della rivolta.
Pubblico, per gentile concessione, il pezzo di Attilio Bolzoni pubblicato su Repubblica di oggi, martedi 24 gennaio, a pag. 7. A mio parere, l’analisi più lucida finora fatta sulla rivolta dei “forconi”.
Il ribellismo siciliano è sempre stato portatore di disgrazie. Anche per l’Italia. Ogni volta che laggiù si parla di «zona franca» e rigurgiti indipendentisti si materializzano con moti di rivolta, c’è da stare sicuri che non si annuncia mai nulla di buono. La sommossa partita dall’isola – per fame e per disperazione dicono loro, gli insorti – è una febbre che ha contagiato il resto del Paese.
Dalla Calabria al Piemonte, l’Italia è ferma. Sta accadendo tutto in questi giorni, con rivendicazioni e obiettivi che solo apparentemente sono gli stessi. In Sicilia si è acceso un fuoco che sarà molto difficile da spegnere.
La testa del serpente è lì. Non sappiamo se dietro ai disordini «ci sia la mafia», come ha subito avvisato il presidente di Sicindustria Ivan Lo Bello. Di certo ci sono forze e milizie che hanno bisogno di farsi vedere, di farsi riconoscere a Roma da Monti e dal suo nuovo governo. Vogliono aprire un «tavolo». I blocchi dei padroncini e dei “forconi” portano solo un messaggio: siamo qui e siamo tanti, voi di Roma dovete fare i conti con noi.
Noi chi? E’ la solita Sicilia che cambia e non cambia mai. Con un Pdl allo sbando, con un Berlusconi che non è più garante e non è più condottiero, il ventre molle dell’isola ha la necessità di una sua rappresentanza. E quali facce e quali personaggi più adeguati e convenienti avrebbero potuto simboleggiare meglio questa voglia di «rivoluzione», se non questi vecchi arnesi del sottobosco politico siciliano?
Mariano Ferro, allevatore di cavalli di Avola, ex Forza Italia, ex Movimento per l’autonomia, in buoni rapporti con l’ex ministro dell’Agricoltura Saverio Romano sotto inchiesta per mafia. Giuseppe Richichi, quello di Tir selvaggio, consulente di Totò Cuffaro quando era il padreterno della Regione prima di finire a Rebibbia. Martino Morsello, un passato da socialista, ma un presente di estrema destra con Forza Nuova.
Eccoli gli uomini senza macchia e senza peccato che innalzano barricate, la “Forza d’Urto” che marcia su Roma sputando sulla «vecchia politica», scavalcando sindacati e associazioni di categoria.
E’ una Sicilia dei Gattopardi raffigurata, questa volta grossolanamente ma efficacemente, da questi uomini che hanno messo in ginocchio una regione con i suoi cinque milioni di abitanti. Sono cresciuti tutti nel brodo del sicilianismo reclamizzato negli ultimi anni dal governatore Raffaele Lombardo, anche lui un altro ferro arrugginito della Dc più preistorica ma che è riuscito furbescamente a riciclarsi come moderno.
Il 13 marzo 2008, alla vigilia della sua trionfale elezione a Palazzo d’Orlèans, era nella sua patria – Caltagirone – davanti a un coloratissimo carretto siciliano con issato un grande cartello: «Benzina a metà prezzo in Sicilia». Lo stesso slogan gridato in questi giorni a ogni incrocio fra Palermo e Catania. Come quell’altro, di ieri mattina: «Vogliamo una moneta siciliana». Il governatore Lombardo non è solo in questa battaglia secessionista. C’è anche l’ex uomo immagine di Berlusconi a Palermo, Gianfranco Micciché. Da Forza Italia al Pdl, dal Pdl al “Grande Sud”. Un altro rinnovatore.
In nome della Sicilia ai siciliani.
Attilio Bolzoni
11:44 Scritto da: fracascio in opinioni | Link permanente | Commenti (0) | Segnala | Tag: rivolta, forconi, sicilia, bolzoni, repubblica | OKNOtizie |
Facebook
23/01/2012
La mia verità.
Un paio di mesi fa ho pubblicato un post dal titolo Attentato!!! I fanatici dell’antimafia che trattava il tema spinoso dell' ambiguità di certa antimafia e dell’opportunismo dei tanti paladini che ruotano attorno ad essa.
In quel post ho ricordato il caso forse più emblematico, quello di Maricetta Tirrito, giovane attivista politica durante il periodo della primavera palermitana. La sua vicenda balzò agli onori della cronaca: aveva denunciato delle aggressioni che in realtà non c’erano mai state. Per questo la Tirrito passò qualche guaio con la giustizia.
Ho fatto riferimento a quella storia proprio perché la ritenevo rappresentativa, senza ovviamente scendere nei particolari e dilungarmi sui successivi eventi che l’hanno caratterizzata.
Maricetta Tirrito ha letto il mio post e mi ha inviato una mail dai toni assolutamente garbati. Quella vicenda accaduta durante la metà degli anni novanta se l’è portata dietro come un macigno in ogni momento della sua vita, fino alla scorsa primavera quando si è candidata a sindaco di Pomezia, sostenuta dal Presidente della Regione Lazio Renata Polverini.
In quell’occasione avversari politici e quotidiani hanno rispolverato quella triste storia, facendone sicuramente un uso scorretto. Ritengo, infatti, che una persona non può essere marchiata a vita per una vicenda, seppur singolare, che l’ha riguardata nel passato. Io stesso, nel mio post, mi sono limitato a citare quell'episodio senza fare altre considerazioni se non quella, peraltro ironica (ironia accolta in maniera simpatica dalla stessa Tirrito), relativa allo scarso risultato conseguito alle elezioni di Pomezia.
Maricetta Tirrito mi ha inviato l’estratto di una conferenza stampa tenuta durante la campagna elettorale per rispondere alle tante accuse che le piovevano addosso che, di seguito, pubblico molto volentieri.
∞∞∞∞∞∞∞
Proteste, “post” sugli articoli on line accusatori o ironici, battute al vetriolo: questo è ciò che si è scatenato all’ufficializzazione della candidatura a Sindaco per la lista “Città Nostre” di Maricetta Tirrito. Un polverone enorme, che la stessa signora Turrito oggi ha voluto mettere a tacere in maniera definitiva convocando una conferenza stampa, nel corso della quale ha mostrato a tutti i presenti la sentenza di “Non Luogo a Procedere” in riferimento alle accuse di aver “con denuncia presentata ai Carabinieri di Misilmeri, accusato falsamente e pur sapendolo innocente C. S., dichiarando di averle procurato lesioni personali” (art. 368 c.p.), per aver incolpato C.S. “di appartenere all’associazione a delinquere di stampo mafioso denominata Cosa Nostra, nonché di averle ceduto sei detonatori ad impulso elettrico, simulando così a carico di C- le tracce di un reato pur sapendolo innocente” (art. 368 c.p.) e per “aver detenuto materie esplodenti e in particolare sei detonatori per artifici pirotecnici senza licenza d’autorità” (art. 678 c.p.).
I fatti a cui si riferisce la sentenza emessa il 28/02/2002 sono risalenti al 1997 e 1998 e sono quelli riportati dai “famigerati” articoli di alcuni quotidiani a diffusione nazionale i cui link erano stati postati proprio in occasione dell’ufficializzazione della nomina di Maricetta Tirrito. Negli atti viene riportato che nel giugno 1998 la Tirrito denunciava di essere stata picchiata da una persona di cui non rivelava il nome, che le aveva detto “o le cose le fai bene, o lasci stare”. Il racconto fatto da Maricetta Tirrito – che descrive l’aggressione – è trascritto nella parte preliminare della sentenza, nella quale si trova anche un episodio successivo, risalente al 22 ottobre del 1998, quando a Misilmeri Maricetta Tirrito viene trovata sanguinante in strada, con una tumefazione alla fronte, a causa della quale veniva ricoverata in prognosi riservata al Policlinico di Palermo per “politrauma cranio facciale addome ed arti”. Le aggressioni erano degli “avvisi” per impedire a Maricetta Tirrito di collaborare con i carabinieri di Misilmeri, ai quali la donna passava informazioni inerenti alcuni personaggi legati alla mafia in quanto “volontaria presso il Comitato Antimafia Paolo Borsellino”.
Senza entrare nei particolari dell’intera vicenda per ragioni di spazio, riportiamo la sentenza 201/02, emessa dal Giudice Vincenzina Massa. “Letto l’art. 425 c.p.p. dichiara non luogo a procedere nei confronti di Tirrito Maricetta in ordine ai reati ascrittile, perché il fatto non sussiste in ordine ai delitti di calunnia e perché il fatto non costituisce reato in ordine al reato di cui all’art. 678 c.p.
“Gli attacchi che si stanno perpetrando sulla candidata a Sindaco Maricetta Tirrito sono stati inutili – hanno affermato oggi in conferenza stampa i responsabili della lista “Città Nuove” – la candidata ha infatti incontrato i giornalisti per ribattere ad alcune affermazioni apparse su “Il Corriere della Sera”, cronaca di Roma, a firma del giornalista Menicucci. Il giornalista riporta dichiarazioni mai rese dalla sig.ra Tirrito, che ha affermato di aver già avviato azioni legali insieme ad un pool di avvocati che seguono la sua candidatura”. “Pur rispettando gli omissis – dice la sig.ra Tirrito – ho voluto diffondere copia della sentenza affinché il lavoro da me svolto a Palermo in quegli anni fosse chiaro a tutti e non continuasse ad alimentare pettegolezzi”. Una sentenza che arriva, ha spiegato la Tirrito, dopo il giudizio di primo grado per una prima simulazione alla quale la Tirrito non ha fatto appello. “In un momento della mia vita ho dovuto scegliere tra un brutto processo ed un bel funerale. Non chiederò mai scusa a nessuno per aver scelto di vivere. Ed è proprio questo il motivo per il quale oggi sono la persona che vedete. Città Nuove rappresenta il cambiamento per Pomezia e queste azioni ci fanno comprendere la misura di quanto siamo importanti. Quanto le nostre idee, i nostri giovani, i nostri amici, i nostri sostenitori cominciano a spaventare la vecchia classe politica. Tantissimi si stanno appassionando al nostro progetto “Pomezia 2016”. Continuare ad attaccare una persona che comunque non ha mai ucciso, non ha mai rubato, non ha mai corrotto e né si è mai fatta corrompere è in realtà il tentativo di bloccare il cambiamento di Pomezia. In ultimo io e le persone che mi circondano vogliamo ribadire con forza che il nostro impegno è all’insegna del patto etico e del rispetto delle regole. Ognuno di noi con la propria storia ne è testimone. Ed è per questo che ci limitiamo a parlare di idee e di progetti e non spenderemo neanche un minuto a parlare degli altri candidati e delle loro storie”.
10:31 Scritto da: fracascio in opinioni | Link permanente | Commenti (0) | Segnala | Tag: maricetta, tirrito, politica, antimafia | OKNOtizie |
Facebook
22/01/2012
Un mostro chiamato Girolimoni.
Consiglio di leggere Un mostro chiamato Girolimoni (SoveraEditore, 2011 – 176 pagg.€15), scritto a quattro mani da Fabio Sanvitale e Armando Palmegiani. Il primo è un giornalista investigativo esperto di casi di cronaca nera, il secondo è uno dei maggiori esperti italiani della scena del crimine.
E’ la storia del serial killer pedofilo che terrorizzò Roma negli anni venti, sette bambine violentate di cui cinque uccise, e del clamoroso errore giudiziario che portò all’arresto di Gino Girolimoni, personaggio curioso ma sicuramente non violento, che nonostante l’assoluzione vide la sua vita sconvolta dall’infamante accusa. Ancora oggi, nel linguaggio popolare di Roma, il suo nome è sinonimo di depravazione.
Gli autori ripercorrono i luoghi e le vicende di allora attraverso una diversa chiave di lettura, utilizzando, nei limiti del possibile, le tecniche investigative di oggi.
Un innocente perseguitato e un probabile colpevole che sfugge alla giustizia. Un investigatore testardo che, paradossalmente, pagherà la sua tenacia nella ricerca del vero assassino .
Il racconto si snoda nella Roma del fascismo che ebbe un ruolo fondamentale in tutta la vicenda. Proprio a causa della necessità di mantenere l’ordine e la sicurezza sociale, prerogativa della propaganda fascista, si arrivò all’arresto di Girolimoni, un cittadino innocente, colpevole solo di corrispondere ai canoni lombrosiani, secondo i quali il delinquente reca nella struttura fisica i caratteri degenerativi che lo differenziano dall’uomo normale.
Un fatto di cronaca nera di novant’anni fa ma incredibilmente attuale. Oggi come allora, infatti, l’esigenza di sbattere il mostro in prima pagina porta a commettere clamorosi errori giudiziari con conseguenze stravolgenti non solo per il povero innocente di turno ma per l’intera società.
21:00 Scritto da: fracascio in libri e fumetti | Link permanente | Commenti (0) | Segnala | Tag: mostro, chiamato, girolimoni, libro | OKNOtizie |
Facebook
19/01/2012
Lady Barbara e i "forconi".
Non so quanti di voi ricordano Lady Barbara, mitica sensitiva che con i suoi anatemi, attraverso gli schermi delle tv siciliane, faceva ramanzine e indicava la via verso il benessere (spirituale, si intende). Dalla TV al suo studio privato il passo era breve e lì, lire alla mano, i siciliani, grazie alle sagge parole della sensitiva, potevano intraprendere il cammino che portava a raggiungere la felicità interiore.
“Siamo agli antilopi”, “…uno dei finomini più disfusi...” “Quinti, stasera, potete farmi domante…”.
Sono solo alcune delle perle della veggente sicula che, è bene ricordarlo, aveva seguaci di ogni ceto e condizione.
Mi è venuta in mente Lady Barbara guardando le persone a capo della rivolta degli autotrasportatori che in questi giorni sta tenendo sotto scacco la Sicilia. Come Martino Morsello, ad esempio, capo del “movimento dei forconi”. E’ quindi su personaggi del genere che i siciliani dovrebbero riporre le speranze per il loro benessere (materiale, si intende)?
Lady Barbara si faceva garante del benessere spirituale dei siciliani, i “forconi” si fanno garanti di quello materiale. Anche i “forconi”, guarda un pò, possono contare su una folta schiera di seguaci di ogni ceto e condizione.
I “forconi” come Lady Barbara: la celebrazione del nulla, dell’astratto, l’assenza totale della concretezza e, per certi versi, della ragione.
I sobillatori che, come faceva la maga, approfittano del malessere altrui.
Lady Barbara come i “forconi”.
Ma mentre la prima lucrava sulle tasche di pochi siciliani creduloni, i secondi stanno facendo pagare il conto a un intero popolo.
13:14 Scritto da: fracascio | Link permanente | Commenti (0) | Segnala | OKNOtizie |
Facebook
16/01/2012
Il Comandante della nave.
Eccolo lì il Comandante della Costa Concordia. Eccolo mentre sale su un’auto dei carabinieri, in quello spazio stretto dei sedili posteriori. Lui, abituato alle immense superfici dei ponti di comando delle navi.
Uno se lo immagina diverso il comandante di una nave. Un po’ come un personaggio di un romanzo di Hemingway, un po’ come uno spot di Capitan Findus. Paffuto, sornione, con una barba bianca che gli fornisce però un aspetto saggio e rassicurante.
E invece Francesco Schettino sembra un playboy con quei capelli impomatati e pettinati all’indietro. O il presentatore delle serate ricchi premi e cotillons che intrattengono i crocieristi. O addirittura un gigolò di bordo, stile Love Boat.
La conta dei dispersi non è ancora finita, l’esatta dinamica del disastro non è stata ancora accertata, ma per Schettino, che nonostante l'assenza del phisique du role quella nave la comandava davvero, il verdetto è già stato espresso: è un codardo. Ha abbandonato la nave che affondava, fregandosene della vita dei passeggeri e dell’equipaggio e pensando solo a salvare la sua. Lo sanno anche i bambini che il comandante è l’ultimo a lasciare la nave in caso di naufragio.
Lui invece si è nascosto all'interno di una scialuppa di salvataggio, rannicchiato e infreddolito e con la consapevolezza di averla fatta grossa, come un bambino che si nasconde dopo avere fatto una marachella.
Così ce lo hanno dipinto i media, così ce lo hanno dato in pasto. L’esatto contrario della figura tipica del comandante della nave, coraggioso e temerario, che la letteratura ci ha trasmesso.
E l’immagine del comandante Schettino sarà sempre e comunque questa. Anche se dalle indagini dovesse venir fuori che invece Schettino, con la scelta di puntare verso l’isola per evitare il naufragio in mare aperto, è riuscito ad evitare che il disastro assumesse dimensioni ben più pesanti.
La tragedia del Giglio ha i contorni ormai delineati. Con i suoi personaggi e interpreti, i suoi eroi e i suoi codardi. E con le loro innumerevoli storie da poter raccontare.
Ai media non sembra neanche vero poter partecipare a un banchetto così imponente. Avranno di che sfamare il pubblico per mesi.
15:43 Scritto da: fracascio | Link permanente | Commenti (0) | Segnala | OKNOtizie |
Facebook








