30/12/2011
Arnone santo (e sindaco) subito!
“ … vengo dato come il praticamente certo vincitore delle elezioni a sindaco di Agrigento della prossima primavera 2012”.
Nemmeno Leoluca Orlando, nel periodo della "primavera", quando 7,5 palermitani su 10 votavano per lui, avrebbe detto una cosa del genere. In ogni caso, l’ex sindaco della Rete, politico navigato qual è, una corbelleria come questa non se la sarebbe mai fatta sfuggire di bocca.
La dice, invece, senza un minimo di modestia, il consigliere comunale di Agrigento Giuseppe Arnone, avvocato, ambientalista, personaggio noto nell’agrigentino per le denunce fatte e per le condanne per diffamazione subite. In rotta di collisione con i quadri dirigenziali del suo partito, il PD (in particolare con Angelo Capodicasa che recentemente lo ha querelato), ha da poco pubblicato il libro Romanzo Criminale, con postfazione di Beppe Lumia (e chi sennò?), “un racconto verità indispensabile per capire Agrigento e la Sicilia di questi ultimi vent’anni”. In fatto di modestia, a quanto pare, Arnone non lo batte nessuno.
Non mi sarei mai interessato né della politica agrigentina né tantomeno del consigliere Arnone se non mi fosse capitato di leggere una lettera che lo stesso Arnone ha inviato al Fatto Quotidiano.
Certo, la lettera bisognerebbe leggerla tutta, ma per farsi un’idea sul personaggio, oltre alla già citata autoproclamazione a nuovo sindaco della Città dei Templi, bastano forse alcuni stralci: "A rafforzare il mio consenso, hanno contribuito sia le rivelazioni del principale dei pentiti di mafia della mia terra, che mi colloca come l’uomo politico più odiato e temuto da Cosa Nostra in terra agrigentina, sia le recentissime vicende giudiziarie che, a fine dello scorso novembre, hanno visto, a seguito di mie denunzie, scoppiare la tangentopoli all’ufficio urbanistica del Comune di Agrigento, con ben otto arresti e, particolare molto rilevante, l’inserimento nell’ordinanza cautelare di una intercettazione ove venivo definito, appunto per via delle denunzie, “gran cornuto”, “pezzo di cornuto”, meritevole di un “cappotto di legno”.
Conosco poco la realtà agrigentina, non sono in grado di dire quanto siano fondate le accuse di Arnone. Ma dando per esempio uno sguardo al testo di quell’intercettazione, l’espressione “cappotto di legno” sembrerebbe non essere riferita direttamente al battagliero consigliere.
Come era prevedibile, però, dopo che quella intercettazione è venuta alla luce, i precipitosi comunicati di solidarietà non si sono fatti attendere. Primo fra tutti, manco a dirlo, quello di Beppe Lumia (“Beppe… Beppe…”).
Ma c’è di più. Quale migliore attestato di stima se non quello proveniente da un avversario (o presunto tale)? Nella lettera al Fatto, Arnone cita addirittura qualche pagina del best seller La mafia uccide d’estate di Angelino Alfano, suo (almeno sulla carta) avversario politico. “Spietato”, “giustizialista” , “uomo dall’ antiberlusconismo viscerale”. Così lo definisce l'ex Guardasigilli.
Altri (tanti) detrattori di Arnone, invece, non vanno troppo per le lunghe: “E’ un mitomane”, si legge in qualche commento sul web.
Si è quindi di fronte all’ennesimo caso di sindrome da vittimismo di paladino antimafia? Può darsi. Certo è che gli ingredienti ci sono tutti: dal comunicato patinato del paladino dei paladini Beppe Lumia al clamore dato da certa stampa connivente.
L’ho sempre sostenuto: la colpa non è degli imbonitori, ma di chi gli mette il microfono sotto il mento.
18:24 Scritto da: fracascio | Link permanente | Commenti (0) | Segnala | OKNOtizie |
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28/12/2011
Fare politica costa.
Il gran parlare sui tagli ai costi della politica non ha risparmiato nessuno: dal parlamentare al consigliere regionale, passando per sindaci, assessori, consiglieri comunali e provinciali. Tutti inesorabilmente catapultati dentro a quel calderone definito casta.
Al grido “fuori i soldi dalla politica” , ad esempio, un movimento che politico non è, che rappresenta anzi l’antipolitica, ha raccolto 10.000 firme per ridurre considerevolmente il vitalizio dei deputati dell’ARS ed eliminare tutta una serie di privilegi.
Sicuramente è vero. Alcuni vantaggi di cui godono i politici sono davvero odiosi.
La battaglia anti-casta ha coinvolto però indistintamente chiunque faccia politica, sia esso onorevole con autoblu o consigliere comunale di un comune di 3.000 anime.
Ora, se è indubbio che i parlamentari e i consiglieri regionali guadagnino effettivamente troppo (e nel loro caso è opportuno mettere un freno), non si può dire la stessa cosa per assessori o consiglieri comunali, i cui emolumenti, tutto sommato, sono contenuti.
Nessuno però, tra politici e addetti ai lavori in genere (vuoi perché ubriacati dai fumi della demagogia, vuoi perché andare controcorrente è impopolare e si rischia la perdita di consenso) ha avuto il coraggio di dire che fare politica costa. Che è vero che bisognerebbe abbattere alcuni privilegi, ma che è anche necessario che chi mette a disposizione le proprie competenze e il proprio impegno a favore della cosa pubblica venga adeguatamente retribuito, tenendo conto dell’entità del mandato ricevuto. In questo modo si offre la possibilità a chiunque di impegnarsi in politica.
La politica dovrebbe essere una missione, certo. Ma fino a un certo punto. Abbatterne drasticamente i costi metterebbe a repentaglio gli ideali nobili della politica stessa: democrazia e partecipazione.
La battaglia per certi versi esasperata contro i costi della politica, anziché rappresentare un passo avanti in favore della democrazia, rischia di fare compiere un colossale e pericoloso passo indietro: il ritorno all’oligarchia, dove solo ai ricchi è concesso comandare e assumere incarichi istituzionali. Una costituzione oligarchica dove il censo stabilisce il criterio per l’accesso alle cariche pubbliche e al governo delle città, rendendo vano quanto, tra la fine dell'ottocento e gli inizi del novecento, i cosidetti partiti di massa riuscirono a conquistare, segnando un passo fondamentale verso la democratizzazione delle società europee.
Comanderebbero, in qualsiasi contesto, dal Parlamento alle aule spoglie dei consigli comunali, quelle pochissime persone per nulla interessate ai vitalizi dell’incarico elettivo, ma esclusivamente attirate dalla gestione del potere. Cosa assai più grave.
Ma tutto questo gli anti-casta, gli anti-politica, gli anti-tutto evidentemente non lo sanno. O semplicemente non gli interessa.
13:02 Scritto da: fracascio | Link permanente | Commenti (0) | Segnala | OKNOtizie |
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26/12/2011
I miei buoni propositi per il 2012
Alla fine di ogni anno, immancabilmente, ci si ritrova a fare una lista di buoni propositi per quello che sta per arrivare.
Buoni propositi che puntualmente non saranno mantenuti. Il più delle volte, addirittura, vengono dimenticati intorno alle 10,30 del 2 gennaio.
Questo perché si prendono impegni troppo difficili da mantenere: smettere di bere e di fumare, andare in palestra, essere più parsimoniosi, trovare tempo per se stessi, etc.
Tanto vale allora fare una lista di cose realmente realizzabili.
Questa è la mia:
1. Estirpare quel che è rimasto della mia povera palma annientata dal punteruolo rosso.
2. In estate, andare più spesso al mare.
3. Passare almeno una settimana senza cellulare, internet, IPhone etc.
4. Andare con Piero a Torino a vedere la Juve.
5. Ricominciare e finire una volta e per tutte l’Ulisse di Joyce.
6. Andare a raccogliere vurrania (borragine) in montagna.
7. Mettere mano insieme a Giuseppe a quelle idee partorite qualche giorno fa.
8. Imparare a fare il “polpo murato” così come lo faceva mio padre.
9. Cambiare la montatura degli occhiali.
10. Alzarmi prima la mattina.
A parte il punto 10, credo che gli altri nove riuscirò a realizzarli. Sempre se Piero non se la rifardia (rifardiàrisi, tirarsi indietro ).
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24/12/2011
Sul Natale ..
Fare considerazioni sul Natale senza correre il rischio di cadere nella retorica è impresa assai ardua. Ci provo.
L’appello ad essere più buoni in occasione della festa più importante dell’anno penso ci stia tutto.
Non ci sta invece la considerazione secondo la quale “buoni si dovrebbe esserlo sempre, non solo a Natale…”
Non sono d’accordo. Va bene così, invece. Il Natale è una parentesi abbastanza sufficiente per mettere da parte livori, ostilità, invidie, incomprensioni, risentimenti e quanto altro ancora.
Perché farlo per sempre sarebbe impossibile. E poi, senza scomodare illustri pensatori o addentrarsi in spinose riflessioni letterarie, filosofiche o religiose (al massimo mi viene da citare Il Visconte dimezzato di Italo Calvino) è risaputo che bene e male convivono nella natura umana.
Insomma, quell’intervallo di buonismo imposto dalla festa comandata è adeguatamente proporzionato alla necessità di ognuno di noi di esprimere la parte buona, senza contare che è un ottimo alibi per dirimere vecchi rancori che altrimenti, per orgoglio o per altro, non verrebbero mai appianati: ti perdono perché è Natale ...
La bontà, se somministrata alle giuste dosi, non crea effetti collaterali.
Per il resto, Buon Natale ai miei cari 25 lettori.
12:08 Scritto da: fracascio | Link permanente | Commenti (0) | Segnala | OKNOtizie |
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23/12/2011
La casellante "irreperibile" del delitto Impastato.
E’ parecchio inquietante il fatto che spunti solo oggi, dopo quasi 34 anni, l’addetta al casello ferroviario in servizio la notte in cui fu ucciso il povero Peppino Impastato. E ancor più inquietante è che Provvidenza Vitale, oggi ottantacinquenne, non si sia mai mossa da Cinisi.
I carabinieri ai tempi la dichiararono irreperibile, trasferitasi negli Stati Uniti. Invece la signora ha passato tutta la sua vita a Cinisi.
Chissà cosa sarà stata in grado di riferire al pm Francesco Del Bene che è andato a Cinisi ad interrogarla. Chissà cosa avrà ricordato.
Il casello dove la donna prestava servizio è lontano appena 500 metri dal luogo della deflagrazione che squarciò il giovane attivista, precedentemente tramortito. La testimonianza immediata della casellante sarebbe stata forse determinante ai fini dell'indagine, forse alcuni misteri sull'omicidio non ci sarebbero nemmeno stati. Forse.
L’opportunità di sentire il casellante era uno dei punti del promemoria che nel novembre del 1978 (sei mesi dopo il delitto) i compagni di Impastato inviarono al giudice Rocco Chinnici. "Con tutti i limiti derivanti dalla propria posizione di “esterni” – scrive Salvo Vitale nel suo libro Nel cuore dei coralli - Peppino Impastato una vita contro la mafia (1995-Rubbettino Editore) – i redattori di “Radio Aut” si sostituiscono agli investigatori, data l’inconsistenza del lavoro di costoro, e propongono a un giudice un piano di lavoro e di conduzione delle indagini".
A Cinisi quindi nessuno sapeva di Provvidenza Vitale. In quasi 34 anni, dopo l’informativa dei carabinieri, non è stata riconosciuta da nessuno. Né dagli investigatori, né da qualsiasi altro. Nemmeno un pettegolezzo, una voce buttata per caso. Nemmeno una fortuita coincidenza ha fatto in modo che il nome di Provvidenza Vitale venisse collegato alla casellante in servizio la notte del 9 maggio 1978. 34 anni di silenzio assoluto in un paese che non è mica New York e dove ognuno, bene o male, conosce le vicissitudini e i trascorsi dei propri compaesani.
Dell’avvenuto rintraccio della testimone del delitto mi è capitato di parlarne con uno dei “compagni “ di Peppino Impastato. “Noi non sapevamo nemmeno chi fosse. Poteva essere chiunque. Noi non lo abbiamo mai saputo. Era un lavoro degli inquirenti, non nostro”.
Giusto, ci mancherebbe.
Però i carabinieri 34 anni fa hanno dichiarato irreperibile Provvidenza Vitale e per dichiarare irreperibile una persona si deve essere se non altro al corrente delle sue generalità. Generalità che a quanto pare non sarebbero filtrate all'esterno, rimaste chiuse nel più stretto riserbo.
E nessuno in questi lunghi anni sembra avere avuto intenzione di approfondire la ricerca. Né tra gli investigatori, né tra gli “esterni”.
Ulteriori interrogativi che aggiunti agli altri collocano l’omicidio di Peppino Impastato tra i grandi misteri della storia della nostra repubblica.
01:16 Scritto da: fracascio | Link permanente | Commenti (0) | Segnala | OKNOtizie |
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22/12/2011
L'avversario sconfitto non si dileggia.
Nel calcio, come dal resto in qualsiasi altro sport , esiste una regola non scritta ma sacra: l’avversario sconfitto non si dileggia.
E’ ammesso farlo solo attraverso i pittoreschi cori da stadio: primo perché lo sfottò avviene in maniera palese, secondo perché l’ironia che li contraddistingue li rende tollerabili a volte anche agli stessi destinatari. Infine, perché sono parte integrante della coreografia (a meno che non siano volgari, razzisti, etc.)
Ma, fuori dal catino dello stadio, prendere in giro il rivale appena battuto, ignaro inoltre dello scherno di cui è vittima, è una pratica assai deplorevole.
Tifosi del Catania, dopo il 2-0 sul Palermo nel derby, hanno avvicinato alcuni giocatori rosanero per le foto di rito. Gli atleti, in maniera cordiale, hanno accettato senza sapere però che quei signori avrebbero mostrato il segno del due a ricordare il risultato dell’incontro appena vinto. E che le foto poi sarebbero state pubblicate su internet.
“Una trovata goliardica” si sono giustificati i tifosi rossoazzurri.
Scusa banale. Certe scene sono ammesse forse nei campetti polverosi della Terza Categoria, non nei palchi della serie A.
I calciatori professionisti, ad esempio, sanno benissimo che la squadra sconfitta non va beffeggiata. Nel mondo del calcio episodi del genere sono stati rarissimi e la tendenza è sempre quella di archiviarli senza ulteriori strascichi .
Rimarrà nella memoria la manona di Francesco Totti (n'avete presi 4, annate a casa) durante un Roma-Juventus 4-0 del 2004.
Ma ad avere infranto in maniera scellerata la sacra regola fu l’ex allenatore dell’Inter Josè Mourinho. La cafonaggine del tecnico nerazzurro raggiunse l’apice con il suo “Zeru Tituli”, indirizzato alle squadre che non avevano vinto nulla, mentre la sua Inter infarcita di campioni stravinceva dovunque. Caduta di stile che coinvolse tutta la società, dal presidente Moratti all’ultimo dei tifosi, che anziché condannare il proprio allenatore (alla Juve sarebbe andato via cinque minuti dopo) condivise l’infelice uscita.
Roba da Inter, insomma …
15:41 Scritto da: fracascio | Link permanente | Commenti (0) | Segnala | OKNOtizie |
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17/12/2011
Giovanni "Maronna"
Nel mio paese, Terrasini, c’era un personaggio curioso. Andava in giro stringendo tra le mani un barattolo sul quale erano incollate alcune immagini sacre. Si chiamava Giovanni, ma poiché menzionava costantemente la Madonna nel chiedere un’offerta gli fu affibbiato il soprannome di Giovanni "Maronna".
Giovanni lo si poteva definire uno schonrrer, la meravigliosa figura della cultura yiddish, il mendicante fiero di essere mendicante, paragonabile allo scemo del villaggio. Ma scemo Giovanni non era. Assolutamente. Non infastidiva, chiedeva l’obolo sempre con grandissima discrezione. Mai si mostrava insistente, mai insolente. Mai il suo barattolo finiva sotto il mento dei passanti. L’offerta la chiedeva attraverso il suo grido un po’ strozzato e i suoi occhi azzurri perlati.
Non elemosinava. Chiedeva una donazione per la Madonna. Il suo refrain (pamaruonna!) era così efficace che i suoi compaesani finivano per convincersi che l’obolo andasse veramente alla Madonna.
Di Giovanni Maronna ricordo la sua camminata scomposta e i vestiti due volte più larghi della sua misura. Le rughe sul viso generate da un sorriso perenne. E le mani sottili, quasi appuntite.
Ma soprattutto ricordo l’intensa autoironia, come se ogni giorno recitasse la parte di quel personaggio che gli era stato cucito addosso.
Giovanni apriva il corteo ai funerali dei suoi concittadini. Non ne mancava uno. Al suo partecipò una folla commossa, sindaco compreso.
La foto che lo ritrae è stata scattata nell’estate del 1982, in pieno Mundial di Spagna.
Quel bambino di 8 anni seduto accanto a Giovanni Maronna è il sottoscritto.
11:48 Scritto da: fracascio | Link permanente | Commenti (1) | Segnala | OKNOtizie |
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15/12/2011
Attentato!!! I fanatici dell'antimafia.
Il caso emblematico fu quello di Maricetta Tirrito. Attivista della Rete di Leoluca Orlando negli anni della primavera, quando era parecchio facile inebriarsi dei fumi dell’antimafia, l’allora ventiduenne Tirrito, affascinata dalle auto di scorta che sgommavano veloci, ammaliata dalle icone antimafia super protette, cominciò a denunciare una serie di aggressioni subite da sconosciuti tanto da riuscire ad ottenere la tutela delle forze dell’ordine. Del suo caso si interessò anche il Costanzo Show e Chi l’ha visto. La Digos scoprì poi che la ragazza si era inventata tutto. Per dare più forza e consistenza alle sue denunce arrivò anche a procurarsi ferite sul viso. Oggi, ormai donna, si è buttata in politica. Candidata a sindaco di Pomezia alle scorse amministrative di maggio, con sponsor d’eccezione Renata Polverini, è riuscita nell’improbabile impresa di prendere la metà dei voti del candidato del Movimento 5 Stelle.
Quello della Tirrito è certamente l’esempio più inquietante di un fenomeno che interessa l'ambiente dell’antimafia (non tutto, per fortuna) dove non è difficile imbattersi in casi di fanatismo, mitomania e facile esaltazione. Per lo più da parte di personaggi, per un motivo o per l’altro già inseriti a pieno titolo nell’ambiente, capaci di sfruttare qualsiasi episodio, vero o presunto, per cercare di crearsi o di mantenere l’immagine di paladino antimafia così da trarne i conseguenti benefici. Che possono essere i più svariati. Dalla tutela da parte dello Stato alla semplice visibilità che garantisce ospitate in convegni a tema.
Senza contare poi la smania di bollare, con assoluta leggerezza, qualsiasi evento come atto intimidatorio, a volte con risultati tragicomici. A Cinisi tempo fa capitò che interi flaconi di Rio Azzurro furono versati sui gradini di Casa Memoria Peppino Impastato. Con ancora la schiuma sul selciato si fece passare la cosa come intimidazione (si scomodò addirittura l'allora presidente della Camera Fausto Bertinotti, pensate un po’). Gli attestati di solidarietà arrivarono da tutte le parti. Si scoprì poi che era solo l’opera di una persona con problemi psichici.
Il fanatismo, l’esaltazione, la mancanza di lungimiranza nella lotta contro la mafia sono fattori pericolosi forse quanto la mafia stessa. Perché contribuiscono a creare confusione, distolgono risorse ed energie, rischiano di far perdere credibilità a chi la mafia la combatte sul serio. L’effetto collaterale devastante che comporta la spettacolarizzazione dell’antimafia, alla fine, è un piacere che si fa alla mafia stessa.
E’ una questione di buon senso. Ma il buon senso in buona parte di quell’ambiente sembra essere stato smarrito. O forse non c’è mai stato.
16:34 Scritto da: fracascio | Link permanente | Commenti (2) | Segnala | OKNOtizie |
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14/12/2011
Splatter Baby. Il nuovo libro di Alessandro Cascio.
Non so chi sia Alessandro Cascio e il fatto che porti il mio stesso cognome è soltanto una curiosa coincidenza.
Però è davvero bravo questo scrittore e il suo ultimo libro, da oggi in vendita, è davvero superbo.
Splatter Baby (Editore Il Foglio, pag.160, euro 12) è una di quelle storie che vi terrà incollati al libro fino all'ultima pagina.
Uno spaccato crudo e tagliente sulla ferocia dell'infanzia, sulla falsità della TV verità, sulle semplici strutture della cattiveria e i complessi meccanismi dell'innocenza.
E’ possibile acquistarlo su ibs.it
15:26 Scritto da: fracascio | Link permanente | Commenti (0) | Segnala | OKNOtizie |
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13/12/2011
I beni confiscati e la proposta del Prefetto.
La proposta un po’ provocatoria del Prefetto di Palermo Umberto Postiglione (Vendiamo all’asta le proprietà inutilizzate ai mafiosi ..) non è in fin dei conti sbagliata. Certo, l’affermazione successiva del rappresentante del Governo (.. se le ricomprano loro vuol dire che gliele riconfischeremo) è piuttosto azzardata, anche perché il Prefetto sa bene quanto lunghe e farraginose siano le operazioni di confisca. Ma, in definitiva, la proposta è degna d’attenzione anche se, era prevedibile, ha suscitato un vespaio di polemiche e una levata di scudi da parte degli ambienti storicamente ostili alla messa in vendita dei beni appartenuti a Cosa Nostra.
Limitarsi però a sbandierare slogan ad effetto serve a poco di fronte a quella che è una triste realtà. E’ inutile nasconderlo: le amministrazioni comunali non sono in grado di sostenere la gestione dei beni a loro affidati; le associazioni che li hanno avuti in gestione, pur essendo formate da persone piene di buona volontà, non ce la fanno senza un sostegno economico, senza fondi. Fondi che, se l’associazione non è inserita nei rinomati “circuiti”, non arriveranno mai. Né dallo Stato i cui sussidi finiscono sempre per andare a quelle associazioni certe dell’appoggio di apparati e sponsor politici, né dall’Europa visto che l’accesso ai fondi PON non è così facile come sembra.
La vendita di parte dei beni garantirebbe introiti da investire in attività sociali e la possibilità di ripristinare l’uso dei beni già assegnati ad enti e associazioni che non sono in grado di far fronte ai costi di gestione. Tantissimi sono i beni confiscati ormai inservibili a causa dell’incuria, come ad esempio il bene di Contrada Parrini a Partinico.
Ma il grido di allarme sull’eventualità che i mafiosi, attraverso prestanome, riprendano possesso dei loro beni è più che giustificato. Il rischio c’è ed è concreto.
Però, se alla proposta del Prefetto di Palermo si mettesse in relazione un’attività di controllo seria e scrupolosa, la vendita all’asta dei beni confiscati alla mafia potrebbe essere una grande opportunità per sfruttare appieno risorse appartenute alla criminalità organizzata e oggi tornate in possesso della comunità.
Perché, al contrario di quanto affermato da più parti, lo Stato non dimostra debolezza nel mettere all’asta i beni. Lo Stato dimostra debolezza nel non farlo solo per paura che la mafia se li riprenda.
23:14 Scritto da: fracascio | Link permanente | Commenti (1) | Segnala | OKNOtizie |
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