15/12/2011
Attentato!!! I fanatici dell'antimafia.
Il caso emblematico fu quello di Maricetta Tirrito. Attivista della Rete di Leoluca Orlando negli anni della primavera, quando era parecchio facile inebriarsi dei fumi dell’antimafia, l’allora ventiduenne Tirrito, affascinata dalle auto di scorta che sgommavano veloci, ammaliata dalle icone antimafia super protette, cominciò a denunciare una serie di aggressioni subite da sconosciuti tanto da riuscire ad ottenere la tutela delle forze dell’ordine. Del suo caso si interessò anche il Costanzo Show e Chi l’ha visto. La Digos scoprì poi che la ragazza si era inventata tutto. Per dare più forza e consistenza alle sue denunce arrivò anche a procurarsi ferite sul viso. Oggi, ormai donna, si è buttata in politica. Candidata a sindaco di Pomezia alle scorse amministrative di maggio, con sponsor d’eccezione Renata Polverini, è riuscita nell’improbabile impresa di prendere la metà dei voti del candidato del Movimento 5 Stelle.
Quello della Tirrito è certamente l’esempio più inquietante di un fenomeno che interessa l'ambiente dell’antimafia (non tutto, per fortuna) dove non è difficile imbattersi in casi di fanatismo, mitomania e facile esaltazione. Per lo più da parte di personaggi, per un motivo o per l’altro già inseriti a pieno titolo nell’ambiente, capaci di sfruttare qualsiasi episodio, vero o presunto, per cercare di crearsi o di mantenere l’immagine di paladino antimafia così da trarne i conseguenti benefici. Che possono essere i più svariati. Dalla tutela da parte dello Stato alla semplice visibilità che garantisce ospitate in convegni a tema.
Senza contare poi la smania di bollare, con assoluta leggerezza, qualsiasi evento come atto intimidatorio, a volte con risultati tragicomici. A Cinisi tempo fa capitò che interi flaconi di Rio Azzurro furono versati sui gradini di Casa Memoria Peppino Impastato. Con ancora la schiuma sul selciato si fece passare la cosa come intimidazione (si scomodò addirittura l'allora presidente della Camera Fausto Bertinotti, pensate un po’). Gli attestati di solidarietà arrivarono da tutte le parti. Si scoprì poi che era solo l’opera di una persona con problemi psichici.
Il fanatismo, l’esaltazione, la mancanza di lungimiranza nella lotta contro la mafia sono fattori pericolosi forse quanto la mafia stessa. Perché contribuiscono a creare confusione, distolgono risorse ed energie, rischiano di far perdere credibilità a chi la mafia la combatte sul serio. L’effetto collaterale devastante che comporta la spettacolarizzazione dell’antimafia, alla fine, è un piacere che si fa alla mafia stessa.
E’ una questione di buon senso. Ma il buon senso in buona parte di quell’ambiente sembra essere stato smarrito. O forse non c’è mai stato.
16:34 Scritto da: fracascio | Link permanente | Commenti (2) | Segnala | OKNOtizie |
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Commenti
Un post interessantissimo su un argomento di cui non parla mai nessuno. Che poi mi viene un sorriso amaro al pensiero che Falcone e Borsellino siano stati tacciati di manie di protagonismo e onnipotenza...
Scritto da: penny | 15/12/2011
Rispondi a questo commentoOttima considerazione. Grazie per il commento.
Scritto da: fracascio | 15/12/2011
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