30/11/2011
Il vecchio elefante e Lucio Magri.
Ricordo un cartone animato che ho visto quando ero bambino. C’era una famiglia di elefanti: papà, mamma, figlio e nonno. Tutti elefanti. A un certo punto papà elefante spiega al figlio che di lì a poco avrebbe accompagnato il nonno in un luogo dove vanno a finire tutti gli elefanti giunti in età avanzata. Un luogo dove i vecchi elefanti aspettano serenamente di morire. Quel cartone mi colpì così tanto che ancora oggi lo ricordo perfettamente. Consideravo assurdo che qualcuno ancora in vita (si trattava di elefanti e di cartoni lo so, ma ero solo un bambino) potesse essere accompagnato verso la morte e sapere quindi quando morire.
Mi è tornato in mente quel cartone nell’apprendere della morte di Lucio Magri.
Non ho intenzione di entrare nel dibattito sulla possibilità di decidere quando mettere fine alla propria vita. Lascio la discussione a gente molto più qualificata di me.
Gente come Valentino Parlato che nel suo editoriale di oggi pubblicato sul Manifesto dice: “Il suicidio è una fondamentale libertà della persona. Chi è padrone della propria vita … può legittimamente e moralmente decidere di mettere la parola fine”.
Legittimamente forse, ma moralmente no, caro Parlato. Perché a mio avviso la vita di ognuno di noi appartiene invece anche a quella di altri. Perché dentro la vita di ogni uomo c’è la vita di tanti altri uomini, una catena ideale che ci lega gli uni con gli altri. Sono dell’idea che la morte di ogni uomo toglie un pezzo di vita a tanti altri. Decidere di mettere volontariamente fine alla propria vita significa decidere di portare con sé un pezzo di vita di tanti altri.
Ma il mio pensiero torna a nonno elefante che si lascia portare dal figlio nel luogo della morte. E penso a Magri che si reca in Svizzera come si recasse dal dentista per una carie. E come mi sembrò surreale allora la storia narrata nel cartone mi è sembrata ancor più surreale quella della fine di Magri.
Magri non aveva un male incurabile. Magri soffriva di depressione, malattia senza dubbio grave come quella di tante altre. Magri era un intellettuale ed era naturale che la sua morte non sarebbe passata inosservata, che sul dibattito scaturito dalla sua decisione gli intellettuali ancora in vita si sarebbero scornati.
Però se la scelta di andare in Svizzera l’avesse fatta Nicola l’operaio non se ne sarebbe accorto nessuno. Ma Nicola l’operaio non si è suicidato. Nicola l’operaio è morto a causa di un terribile cancro che gli ha asciugato il corpo. E Nicola l’operaio avrebbe pagato per vivere anche un altro solo giorno. Perché anche nel suo ultimo istante di vita ha sorriso a chi gli stava accanto per fare in modo che i pezzi della sua vita dentro quella degli altri rimanessero intatti .
Altro che depressione. Altro che Svizzera.
18:13 Scritto da: fracascio | Link permanente | Commenti (0) | Segnala | OKNOtizie |
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24/11/2011
God Save The Queen
I Queen terminavano i loro concerti intonando God Save the Queen, l’inno nazionale inglese. E il pubblico britannico andava in delirio.
Freddie Mercury, scenografico com’era, indossava manto regale e corona e usando l’asta del microfono a mo’ di scettro dirigeva il resto della band nell’esecuzione di “Dio salvi la regina”.
Certo, il patriottismo dei cittadini del Regno Unito è cosa ben differente rispetto a quello degli italiani.
Ma provate a immaginare se questa consuetudine l’avesse avuta un gruppo italiano.
Immaginate, ad esempio, i Pooh chiudere 40 anni di concerti suonando l’Inno nazionale italiano.
Sarebbero stati tacciati di bieco provincialismo, paragonati a band di quartiere, avrebbero messo a repentaglio la loro stessa carriera.
E’ poca roba, lo so. Ma volevate una differenza tra italiani e inglesi? Eccola.
17:40 Scritto da: fracascio | Link permanente | Commenti (0) | Segnala | OKNOtizie |
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23/11/2011
Quel consigliere comunale? Ma chi lo conosce ...
C’è un aspetto curioso nella brutta vicenda che riguarda Pietro Di Trapani, 67 anni, metà dei quali passati a fare il consigliere comunale a Partinico.
A Di Trapani ieri i carabinieri hanno notificato un avviso di garanzia in cui si contesta l’accusa di concorso esterno in associazione mafiosa. Il politico incontrava boss e imprenditori e avrebbe fatto da mediatore sui prezzi dei lavori nei cantieri. Le assidue frequentazioni con gli uomini del clan Vitale-“Fardazza”, monitorate costantemente dai militari dell’Arma, lo hanno messo nei guai.
L’aspetto curioso sta nel gioco a rimpallo messo in scena dai partiti politici in cui Di Trapani, negli ultimi anni, ha transitato: PDL e MPA. Di Trapani è stato eletto consigliere comunale nel 2008 nelle file del partito di Silvio Berlusconi ma in aula farebbe parte del movimento di Raffaele Lombardo.
Entrambe le formazioni però sconfessano l’appartenenza di Di Trapani. “Non ha mai aderito al nostro movimento. Solo una volta ha detto di volerlo fare, ma non ha formalizzato”, dice l’MPA “Non è nostro iscritto, è componente del gruppo MPA”, ribatte il PDL.
Insomma, brutta giornata per Pietro Di Trapani. Un avviso di garanzia per concorso esterno in associazione mafiosa e il disconoscimento della propria appartenenza politica. Non lo vuole nessuno, come Calimero.
PDL e MPA dovrebbero prendere esempio dall’UDC. Il partito che fu di Totò Cuffaro mai si sarebbe permesso di sconfessare l’appartenenza dei propri inguaiati con la giustizia! Probabilmente per la logica del “uno più, uno meno, sai che differenza …”.
13:47 Scritto da: fracascio | Link permanente | Commenti (0) | Segnala | OKNOtizie |
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06/11/2011
Le due facce.
A Genova alcuni negozianti vendono l’acqua ad un prezzo triplicato rispetto a quello normale.
A Genova la proprietaria di un Bed and Breakfast mette a disposizione gratuitamente la sua struttura per gli alluvionati.
L’elemento comune che unisce queste due notizie è la grave alluvione che ha colpito la Liguria.
Dallo stesso evento scaturiscono due realtà completamente opposte.
Da una parte lo sciacallaggio (non meno odioso di quelli che saccheggiano i negozi sventrati dall’acqua e dal fango) di alcuni commercianti che approfittano di un tragico evento che ha causato morte e devastazione per arricchire le proprie tasche.
Dall’altra la generosità e la solidarietà di chi non solo rinuncia ad incrementare i propri guadagni ma è disposto pure a rimetterci.
La catastrofe che ha colpito Genova mette a nudo le due facce dell’Italia. Una corretta e solidale. L’altra perfida e disonesta.
Amen.
18:11 Scritto da: fracascio | Link permanente | Commenti (0) | Segnala | OKNOtizie |
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